Limnological seminars

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The last ten seminars:


04/04/2017 Francesca Bona "Diatomee nei fiumi mediterranei: come rispondono all'intermittenza idrologica?"
14/03/2017 Elena Piano "La biodiversità in città: un modello per lo studio di dinamiche ecologiche"
28/02/2017 Emilio Padoa-Schioppa "Monitoraggio degli habitat: una prospettiva europea"
15/02/2017 Ana Margarita Silva Benavides "Mangroves and their link to local communities in Costa Rica"
07/02/2017 Giuseppe Bogliani "Le risaie sono ancora dei surrogati delle zone umide?"
31/01/2017 Stefano Mammola e Marco Isaia "Organismi di grotta come modelli per studi ecologici e biogeografici: il caso dei ragni Pimoa e Troglohyphantes"
27/01/2017 Rosa Galvez-Cloutier "he environmental management of Lac Mégantic (Quebec, Canada) Case Study: multidisciplinary research and practical lessons to be learned"
24/01/2017 Alejandro Martinez Garcia "Cosa possiamo imparare in ecologia ed evoluzione studiando gli animali cavernicoli marini?"
17/01/2017 Paolo Galli "Storia, infrastrutture, logistica e attività di ricerca nella base MaRHE (Centro di ricerca dell'Università Bicocca di Milano), Maldive"
06/12/2016 Karimullah Karimullah "Population structure, behaviors and ethnoprimatology of Primates in selected areas in Northern Peninsular Malaysia"

4 Apr. 2017 - Francesca Bona

20170404 Seminario Bona

Diatomee nei fiumi mediterranei: come rispondono all'intermittenza idrologica?

Presenta: Francesca Bona

Università di Torino

Le diatomee sono riconosciute come i principali produttori primari degli ecosistemi fluviali e come tali sono inserite a livello europeo tra gli elementi biologici per la classificazione dei corsi d'acqua. La risposta delle diverse specie e variazioni della qualità delle acque è ben conosciuta, meno noto è l'effetto delle alterazioni idromorfologiche su questa comunità. In questo senso, i torrenti della Liguria rappresentano un buon modello di studio perché presentano una comunità ricca e diversificata e al tempo stesso sono caratterizzati da un'ampia variabilità stagionale delle portate. Saranno illustrati gli studi condotti negli ultimi anni nei fiumi intermittenti liguri, utilizzando la comunità diatomica come modello e saranno discusse le possibili applicazioni a fiumi alpini, interessati sempre di più dalla scarsità idrica come conseguenza dei cambiamenti climatici e delle pressioni locali.

L'evento, svolto in co-organizzazione con l'Ordine degli Ingegneri del Verbano Cusio Ossola, avrà la durata di un'ora e agli Ingegneri che parteciperanno sarà riconosciuto un Credito Formativo (come Convegno).

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14 Mar. 2017 - Elena Piano

20170314 Seminario Piano

La biodiversità in città: un modello per lo studio di dinamiche ecologiche

Presenta: Elena Piano

Università di Torino

Il disturbo antropico è responsabile di un forte impatto sulle comunità biologiche, con conseguenti alterazioni della biodiversità. In questo contesto, saranno presentati due casi studio realizzati nell'ambito di SPEEDY, un progetto sviluppato in Belgio che riguarda lo studio della biodiversità negli ambienti urbani come modello per indagare le dinamiche ecologiche ed evoluzionistiche. In particolare, sarà presentato come l'urbanizzazione influisca negativamente sulla biodiversità di organismi sia acquatici sia terrestri e come eserciti una forte pressione selettiva sulle comunità di organismi viventi utilizzando i coleotteri carabidi come gruppo modello.

L'evento, svolto in co-organizzazione con l'Ordine degli Ingegneri del Verbano Cusio Ossola, avrà la durata di un'ora e agli Ingegneri che parteciperanno sarà riconosciuto un Credito Formativo (come Convegno).

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28 Feb. 2017 - Emilio Padoa Schioppa

20170228 Seminario PadoaSchioppa

Monitoraggio degli habitat: una prospettiva europea

Presenta: Emilio Padoa-Schioppa

Università di Milano Bicocca

Monitorare gli habitat è alla base delle politiche di gestione dell'ambiente, secondo quanto indicano alcune direttive europee (i.e. direttiva Habitat) e numerose convenzioni internazionali. Al fine di avere un quadro coerente è necessario promuovere un approccio integrato, che tenga conto delle diverse tradizioni che in circa un secolo si sono sviluppate in Europa per riconoscere e classificare gli habitat. Il seminario riferisce i risultati di due progetti di ricerca (BIOHAB e BIOSOS) che hanno sviluppato un sistema per avviare un monitoraggio di habitat coerente e consistente nel continente europeo, utilizzando tecniche di rilievo in campo e di telerilevamento ed esportabile anche in altre aree del mondo.

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15 Feb. 2017 - Ana Margarita Silva Benavides

20170214 Seminario SilvaBenavides

Mangroves and their link to local communities in Costa Rica

Presenta: Ana Margarita Silva Benavides

Escuela de Biología - Universidad de Costa Rica

Costa Rica has an estimated mangrove area of 412 km2. The Pacific coast is longer and has a more complex geomorphology than the Caribbean. It includes many estuaries, gulfs and embayments that provide optimal habitats for mangrove development. Ninety-nine percent of the total mangrove forest of Costa Rica is found on the Pacific coast. This coast supports the highest diversity and greatest structural complexity of mangrove forests. On the North Pacific coast mangrove forests are less structured, with a canopy approximately 20 m height due to the long dry season and low rainfall. The Central Pacific coast shows a transition zone where the forests are better developed, with trees reaching 45 m in height as a result of the increase in precipitation and the reduction of the dry season in this zone. On the South Pacific coast, the mangroves present the most structurally developed mangroves, with trees reaching over 40 m in height, in response to the high precipitation of the zone and high levels of freshwater input throughout the year. The mangrove forest from the Caribbean coast is reduced to the south, with Rhizophora racemosa as a dominant species.
The mangroves, besides the ecological importance, represent a model for natural resource management. A socio-biological research of different mangroves in Costa Rica was the ground to setting initial goals and to identify the mangrove biological situation. The participation of the local organization was a key factor for developing the model. Constant monitoring and institutional networks were the other two factors that the model proposes to manage natural resources. The constant professional support was a tool to facilitate the accomplishment of goals and to establish an institutional network to hold up the local group initiatives for collaborative management.

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