Limnological seminars

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The last ten seminars:


21/11/2017 Alice Brambilla "Lo stambecco alpino e i cambiamenti climatici: ricerche in corso al Parco Nazionale Gran Paradiso"
14/11/2017 Giorgio Chiozzi "Pesci nel deserto: l'insolita ittiofauna della Depressione Dancala dell'Africa nordorientale"
07/11/2017 Laura Fantozzi "The biogeochemical cycling of mercury"
24/10/2017 Alessandro Balestrieri e Andrea Mosini "Into the wilderness: l'espansione della martora nel Parco nazionale della Val Grande"
17/10/2017 Michaela M. Salcher "Ecogenomics of genome-streamlined freshwater microbes"
05/10/2017;Paolo Debernardi, Laura Garzoli e Elena Patriarca "Pipistrelli, protezione e gestione"
05/09/2017 Piero Bruni "Volontariato e protezione ambientale: l'Associazione Lago di Bolsena"
04/07/2017 Paola Bonfante "Crossing the kingdoms: Plants, Arbuscular Mycorrhizal Fungi and Endobacteria"
27/06/2017 Ying Yang "Identification and characterization of sources of airborne antibiotic resistance genes in the urban environment using metagenomic approach"
09/06/2017 Maria De Los Angeles Gonzalez Sagrario "Recent and past lake functioning of shallow temperate lakes of the Pampa Plain (Argentina, South America)"

21 nov. 2017 - Alice Brambilla

20171121 Seminario Brambilla

Lo stambecco alpino e i cambiamenti climatici: ricerche in corso al Parco Nazionale Gran Paradiso

Presenta: Alice Brambilla

Parco Nazionale Gran Paradiso

L'incontro ripercorrerà le tappe più importanti della storia recente dello stambecco alpino, dal rischio di estinzione del 19° secolo alle grandi azioni di reintroduzione fino alla distribuzione e alle problematiche attuali. Attraverso i risultati delle più recenti ricerche in corso nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, verranno messe in luce alcune caratteristiche che rendono questa specie emblematica, all'apparenza così forte, potenzialmente vulnerabile.

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14 nov. 2017 - Giorgio Chiozzi

20171114 Seminario Chiozzi

Pesci nel deserto: l'insolita ittiofauna della Depressione Dancala dell'Africa nordorientale

Presenta: Giorgio Chiozzi

Museo Civico di Storia Naturale di Milano

La Depressione Dancala dell'Africa nordorientale è uno dei luoghi più estremi della Terra. Una zona deserta situata ben al di sotto del livello del mare e una volta essa stessa parte del Mar Rosso, questa giovane e geologicamente tormentata porzione del Rift dell'Africa Orientale fu per lungo tempo trascurata da esploratori e scienziati a causa del clima proibitivo, delle difficoltà del terreno e del popolo degli Afar famosi per la loro fierezza e spietatezza nel trattare con visitatori stranieri.
La scoperta di Danakilia franchettii nei ruscelli termali che alimentano il Lago Afrera in Etiopia e la sua successiva descrizione sono rimasti fatti isolati per oltre 80 anni. Le molte speculazioni scientifiche sulla sua origine e le sue parentele tassonomiche non hanno portato a molto per la mancanza di dettagli biologici e molecolari e la specie è stata considerata come una stranezza africana isolata fino alla scoperta nel lago Abaeded, un lago vulcanico eritreo, di una seconda specie morfologicamente differenziata che venne descritta nel 2010: Danakilia dinicolai.
La recente esplorazione della Depressione Dancala ha portato alla scoperta di nuove popolazioni del genere Danakilia e del genere Aphanius e alla definizione di nuovi scenari sull'evoluzione dell'area e della sua ittiofauna.

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07 nov. 2017 - Laura Fantozzi

20171107 Seminario Fantozzi

The biogeochemical cycling of mercury

Presenta: Laura Fantozzi

CNR Istituto per lo Studio degli Ecosistemi

Mercury (Hg) is one of the most investigated natural elements and potential contaminants in the world and in the Mediterranean area in particular. It is considered a priority pollutant due to its unique properties and adverse effects on human health and environment, and is a major driving force for international action. Differently to other metals, the atmosphere is the central pathway of distribution for Hg. It evaporates easily and exists in the atmosphere almost in the gaseous phase (>95%). In this form, called gaseous elemental mercury (GEM), it is very stable, with a residence time in air of 6-24 months. As a result, Hg can travel long distances, and persists in environments where it circulates between air, water, sediments, soil, and living organisms. Its organic form, methylmercury (MeHg), readily bioaccumulates and biomagnifies, causing neurological, immunological, and cardiovascular problems at high levels. Human exposure to MeHg is mainly through the consumption of contaminated fish, and is a concern even in relatively pristine environments, as Hg can be readily transported through the atmosphere. It is of even greater concern in areas that have high background levels of Hg, as is the case in the Mediterranean area, due to its distinct climatic, meteorological, geomorphological, and anthropogenic framework. Atmospheric Hg enter marine and fresh waters by wet and dry deposition mostly as inorganic Hg (Hg(II)). Hg(II) can be reduced by biological and photochemical processes to volatile dissolved forms (90% elemental Hg), named Dissolved Gaseous Mercury (DGM), that are readily re-emitted. The removal of these volatile forms ultimately reduces the pool of Hg that could be converted to MeHg and bioaccumulated in marine and fresh water food webs. Water surfaces contribute more than 53% of global Hg emissions that comes from natural processes and sources. In particular, in the Mediterranean area the aquatic evasion represents the largest natural source of Hg into the atmosphere (60-77 t/year). The purpose of this seminar is to give an insight to the cycling of Hg in the aquatic environment and at the air-water interface. In particular, the formation and distribution of DGM, air-water Hg flux, and the contribution of the eukaryotic and prokaryotic microorganisms to the production of DGM in aquatic systems will be discussed.

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24 ott. 2017 - Alessandro Balestrieri e Andrea Mosini

20171024 Seminario BalestrieriMosini

Into the wilderness: l'espansione della martora nel Parco nazionale della Val Grande

Presentano: Alessandro Balestrieri e Andrea Mosini

Cooperativa Val Grande

L'abbandono dell'agricoltura e dell'allevamento nei territori montani ha determinato, in Europa, l'incremento della superficie delle aree boscate con un effetto positivo sulle specie forestali. Sulle Alpi la martora (Martes martes) potrebbe essere stata avvantaggiata dall'incremento della superficie forestale (ca. 50 % tra il 1960 e il 2000), ricolonizzando aree montane da cui era scomparsa nel XX secolo, espandendosi anche in aree di pianura. Il Parco nazionale della Val Grande è la più vasta area wilderness delle Alpi; l'abbandono delle pratiche agricole tradizionali alla fine della seconda guerra mondiale ha comportato la contrazione della superficie dei pascoli e delle aree coltivate dal 59% al 5% della superficie dell'Area Protetta. Il primo dato di presenza recente di martora nel Parco risale ad ottobre 2014. Con lo scopo di studiare la distribuzione di questa specie in relazione alla più diffusa faina (Martes foina), tra luglio e ottobre 2015 abbiamo condotto una ricerca su un'area di 42 km2, utilizzando il fototrappolaggio (N=27; 2163 notti-trappola) e il censimento genetico a partire da campioni fecali (N=112). La martora è stata osservata 6 volte (su di un totale di 945 video) in sole 4 località, mentre la faina è risultata presente in 21 siti, per un totale di 156 video. Utilizzando il metodo PCR-RFLP 12 feci sono state attribuite a M. martes e 82 a M. foina. I nostri risultati supportano l'ipotesi che la martora stia ricolonizzando l'area protetta; le modificazioni dell'habitat e la sua persecuzione avvenute nel secolo scorso, più che la competizione interspecifica, hanno probabilmente avuto un ruolo fondamentale nel delineare l'attuale distribuzione e abbondanza delle due specie del genere Martes.

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