05 giu. 2018 - Rayanne Barros Setubal

20180605 Setubal

Functional Diversity and Ecosystem process: an empirical approach

Presenta: Rayanne Barros Setubal

Instituto de Biologia da UFRJ

Functional diversity is a way of measuring biodiversity that has progressively gained emphasis in ecological research in recent years. Functional diversity measures the diversity of functional traits, which are ecologically relevant species characteristics. For this reason, functional diversity presents a greater capacity of ecosystem process prediction in relation to the traditional biodiversity measures. This relationship among functional traits, community structure and ecosystem process is well known for some groups, such as plants, but little studied in aquatic environments. Despite the knowledge about the effects of anthropogenic disturbances, such as eutrophication and salinization, on environmental physical characteristics, little is known about how these impacts modify the communities functional structure and, consequently, ecosystem functions. Given the recognized ecological importance of zooplankton communities, measures of energy flow, such as secondary production and efficiency resource use provide important information for understanding the functioning of these environments and the processes and services they provide to mankind. Therefore, this study aims to evaluate how environmental changes influence the zooplankton community and ecosystem processes within a functional perspective. Our hypotheses are that disturbances (salinity and eutrophication) will decrease zooplankton functional diversity and thereby reduce rates of some ecosystem processes. However, this reduction will depend on the initial functional diversity of the community, with more diverse communities being more resilient to the disturbances.

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29 mag. 2018 - Stefano Polesello

20180529 Seminario Polesello

Studio dei processi di trasporto e distribuzione dei contaminanti per la protezione di ambiente e salute:
il caso dei composti perfluoroalchilici (PFAS) in Veneto

Presenta: Stefano Polesello

CNR-IRSA Brugherio

Nel corso di un progetto di ricerca biennale volto a valutare il rischio ambientale e sanitario derivante dalla contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nel bacino del Po e nei principali bacini fluviali italiani, il gruppo di ricerca di Stefano Polesello dell'Istituto di ricerca sulle acque (Irsa-Cnr) ha misurato significative concentrazioni di PFAS (acido perfluoroottanoico (PFOA) superiore a 1000 ng/L e composti perfluoroalchilici totali superiori a 2000 ng/L) nelle acque superficiali e potabili di una zona del Veneto inclusa tra le province di Vicenza, Padova e Verona, causate dagli scarichi pluridecennali di un impianto fluorochimico. I composti perfluoroalchilici sono sostanze chimiche di sintesi completamente fluorurate dotate di eccezionali caratteristiche fisico-chimiche di persistenza, repellenza all'acqua e ai grassi e tensioattività che le rendono estremamente utili in numerose applicazioni industriali e prodotti di largo consumo, ad esempio nella protezione di tessuti, tappeti, carta, contenitori per alimenti e schiume antincendio. A seguito dell'allarme determinato da questa campagna di misure, le autorità regionale del Veneto hanno immediatamente messo in atto una serie di interventi di mitigazione e prevenzione del rischio per la salute dei consumatori. In questo seminario verrà presentata la situazione aggiornata delle aree colpite dall'evento di inquinamento, mettendo in luce i meccanismi di trasporto e distribuzione dei PFAS che determinano un impatto diretto sul rischio per la salute umana e ambientale. In particolare verrà presentato il piano del progetto LIFE-Phoenix, coordinato dalla Regione Veneto con Università di Padova ARPAV e IRSA, che si propone di valutare l'impatto delle acque irrigue inquinate sulla catena alimentare di origine agricola e di proporre metodologie di intervento per la mitigazione del rischio connesso.

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15 mag. 2018 - Alessandro Balestrieri

20180515 Seminario Balestrieri

Nutria (Myocastor coypu) o lontra (Lutra lutra)? Ospiti indesiderati e possibili ritorni

Presenta: Alessandro Balestrieri

Università di Pavia

La nutria e la lontra sono entrambi mammiferi semi-acquatici, che possono facilmente essere confusi, in particolare se osservati mentre nuotano. La prima specie, un grosso roditore allevato in passato per la sua pelliccia, è originaria del Sud America, ma è stata introdotta in Europa, USA e Giappone, dove è considerata una delle 10 specie invasive più dannose per i servizi ecosistemici. In Italia è diffusa in gran parte delle regioni centro-settentrionali. In Lombardia, tramite un metodo di censimento basato sul conteggio delle piste lasciate dagli animali sulle sponde dei corpi idrici utilizzati, è stata recentemente stimata la presenza di circa 700.000 individui. Nel VCO è stata recentemente segnalata nel territorio di Omegna e nella Riserva di Fondo Toce. La seconda, dopo lungo periodo di declino, a partire dalla fine del secolo scorso ha iniziato in molti Paesi una fase di espansione, favorita dalla protezione accordatale e, in parte, da alcune reintroduzioni. In Italia settentrionale il mustelide è recentemente ricomparso nel Sud Tirolo e in Friuli-Venezia Giulia, a seguito dell'espansione naturale delle popolazioni austriache e slovene. E' inoltre presente lungo l'asta del Ticino, dove è stato reintrodotto nel 1997 ed è attualmente oggetto di monitoraggio per valutare la necessità di ulteriori azioni di ripopolamento. Sorprendentemente, la lontra è stata recentemente segnalata anche lungo il tratto svizzero del Ticino, lasciando ipotizzare la migrazione attraverso il Lago Maggiore di individui provenienti dal Ticino inferiore. La possibile presenza, per quanto sporadica, di queste due specie nel VCO ha importanti implicazioni gestionali e potrebbe rappresentare una perfetta occasione di citizen science.

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22 mag. 2018 - Federico Aulenta

20180522 Seminario Aulenta

Nuovi processi bioelettrochimici per il trattamento in situ di acque sotterranee contaminate da idrocarburi

Presenta: Federico Aulenta

CNR-IRSA Monterotondo, Roma

I trattamenti biologici per il risanamento di falde acquifere contaminate da idrocarburi si basano tipicamente sull'iniezione nell'acquifero di ossigeno (nel caso di biodegradazioni aerobiche), idrogeno (o substrati che rilasciano idrogeno attraverso fermentazioni, nel caso di biodegradazioni anaerobiche) e/o nutrienti (N, P). Questo approccio è frequentemente limitato dalla mancanza di strumenti per monitorare l'attività biologica nel sottosuolo e per controllare la distribuzione ed il consumo dei substrati aggiunti. Recentemente, l'IRSA-CNR ha sviluppato processi bioelettrochimici innovativi per il trattamento di acque contaminate da idrocarburi (clorurati e non), basati sull'impiego di elettrodi che, opportunamente introdotti all'interno dell'acquifero contaminato, agiscono come donatori o accettori di elettroni nella biodegradazione di inquinanti organici. Rispetto alle tecnologie di biorisanamento convenzionali, l'approccio bioelettrochimico proposto consente un maggior controllo sul processo biodegradativo, elevata efficienza e basso impatto ambientale. Ricerche in corso stanno valutando la possibilità di estendere l'approccio bioelettrochimico anche al trattamento di suoli e sedimenti contaminati.

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24 apr. 2018 - Sara Castiglioni

20180424 Seminario Castiglioni

Monitoraggio di farmaci e droghe d'abuso in acque reflue e di superficie:
contaminazione ambientale e stima dei consumi

Presenta: Sara Castiglioni

IRCCS - Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" Milano

Presenza e destino ambientale di farmaci, droghe d’abuso e altri inquinanti emergenti sono stati studiati in ambiente acquatico in Italia. Queste sostanze sono state misurate in acque reflue, fiumi, laghi, acque di falda e potabili mediante tecniche avanzate di spettrometria di massa per caratterizzarne i livelli e la distribuzione. Il monitoraggio ha consentito di identificare le sostanze più abbondanti e persistenti e di seguirne il profilo di contaminazione nel tempo. La presenza ubiquitaria di questi contaminanti desta preoccupazione per potenziali rischi ambientali e per la salute umana che sono stati valutati nei casi specifici di studio. Una nuova metodologia è stata messa a punto recentemente per studiare il consumo di sostanze a partire dall’analisi di residui metabolici nelle acque reflue urbane. Tale metodologia si è rivelata utile per studiare gli stili di vita della popolazione quali il consumo di droghe, alcool, tabacco, farmaci e l’esposizione della popolazione ad agenti tossici ambientali e alimentari, tra i quali l’esposizione a pesticidi e a micotossine con la dieta.

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