12 set. 2018 - Paola Grenni

20180912 Grenni

Effetti della contaminazione ambientale e valutazione dei servizi ecosistemici di regolazione forniti dalle comunità microbiche naturali

Presenta: Paola Grenni

CNR IRSA sede di Roma

La contaminazione degli ecosistemi acquatici e terrestri è una problematica complessa legata alla co-presenza di diverse classi di contaminanti di cui alcuni normati e per i quali gli effetti tossici sono noti (es. pesticidi, PCB, idrocarburi policiclici aromatici, ecc.) e di altri (contaminanti emergenti) per i quali non sono stati ancora stabiliti i limiti di legge e le concentrazioni di effetto, come per esempio alcuni prodotti per la cura personale e i farmaci. Questi ultimi sono molecole altamente reattive anche a basse concentrazioni e la loro presenza può costituire un rischio per la salute dell'uomo e dell'ambiente per possibili effetti sub-letali. Gli ecosistemi hanno la capacità di rispondere alla presenza di contaminanti e di recuperare il loro stato di buona qualità attraverso il servizio ecosistemico di Regolazione, fornito principalmente dalle comunità microbiche naturali responsabili della loro biodegradazione. Infatti i microrganismi, grazie alla loro grande adattabilità e capacità di rispondere ai cambiamenti ambientali in tempi molto brevi, hanno un ruolo chiave nella degradazione dei contaminati, mostrando capacità di resistenza e di resilienza nei confronti dei contaminanti stessi. L'analisi delle comunità microbiche naturali permette di definire lo stato di qualità e la capacità potenziale di recupero naturale di un ecosistema, gli effetti della contaminazione multipla anche a concentrazioni residuali che possono non essere rilevate da analisi chimiche puntuali. Gli effetti diretti degli xenobiotici su una comunità microbica naturale si possono riflettere in cambiamenti nella sua struttura, in termini di perdita di biodiversità, con possibili conseguenze su importanti funzioni ecosistemiche. Allo stesso modo la presenza di contaminanti può indurre alcune popolazioni microbiche ad adattarsi e sviluppare capacità degradative nei loro confronti e la loro presenza può dunque essere considerata indicatrice di recupero, fornendo uno strumento di indagine utile a supportare i controlli analitici di routine.

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24 lug. 2018 - Luca Cavigioli

20180724 Seminario Cavigioli

Le vipere e gli altri serpenti del VCO. Riconoscimento e casistica morsi

Presenta: Luca Cavigioli

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Il territorio del VCO, a cavallo tra Prealpi ed Alpi, non è stato oggetto di una imponente cementificazione e banalizzazione del territorio come quella avvenuta nella pianura antistante. I paesaggi naturali sono ancora ampi e caratterizzati da una buona biodiversità ed, in questa, anche l'erpetofauna è ben rappresentata e conta diverse specie di serpenti autoctoni, tra cui due appartenenti al genere Vipera.
Nonostante la presenza storica dei serpenti nel VCO (ma il concetto si potrebbe estendere a tutto il panorama nazionale), la cultura naturalistica popolare nei loro riguardi è scarsa, lacunosa e spesso ricca di errori e false credenze. Per riconoscere una vipera da un serpente innocuo, viene normalmente consigliato di osservare se la testa sia triangolare, il corpo tozzo e la coda corta, ma questi rappresentano davvero caratteri discriminanti validi e sufficienti? In questo seminario saranno analizzate in senso critico le caratteristiche utili al riconoscimento delle diverse specie ed, in particolare, alla distinzione tra le vipere e gli altri serpenti nostrani.
Verranno inoltre presentati alcuni dati riguardanti la casistica dei morsi di vipera, i principali effetti dovuti all'avvelenamento e le norme comportamentali da tenere in caso di morsi.

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17 lug. 2018 - Nicola Silvestri

20180717 Silvestri

Come salvare il lago di Massaciuccoli (LU): il punto di vista dell'agronomo

Presenta: Nicola Silvestri

Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Università di Pisa

Il lago di Massaciuccoli (il più ampio corpo idrico superficiale della Toscana) rappresenta un interessante caso-studio in considerazione delle numerose problematiche che minacciano l'integrità dell'ecosistema lacustre e la gestione dei territori contermini.
Eutrofizzazione, subsidenza, rischio idraulico, deflusso minimo vitale, irrigazione, ingresso di specie aliene, sono solo alcune delle tematiche da affrontare all'interno di un contesto sociale reso difficile dai numerosi e contrastanti interessi promossi dai diversi stakeholders coinvolti.
L'agronomo, seppure chiamato a muoversi in un ambiente che tradizionalmente non gli è congeniale, può offrire un contributo prezioso sia per integrare le conoscenze di ricercatori con un background culturale diverso, sia per mettere a punto soluzioni che risultino sostenibili da un punto di vista scientifico ed economico-sociale.

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10 lug. 2018 - Olga Mangoni

20180710 Mangoni

La comunità fitoplanctonica del Mare di Ross nell'Oceano Meridionale in cambiamento

Presenta: Olga Mangoni

Dipartimento di Biologia, Università di Napoli Federico II

Lo studio della risposta del fitoplancton alle forzanti ambientali è di cruciale importanza per individuare e prevedere le modificazioni dell'ecosistema marino in relazione ai cambiamenti climatici in atto. Due gruppi funzionali, le diatomee e le Haptoficeae (Phaeocystis antarctica) dominano le comunità fitoplanctoniche nel Mare di Ross e la prevalenza di un gruppo rispetto all'altro ha un grande impatto sul destino e sul trasferimento di carbonio attraverso la rete trofica. Il protrarsi del periodo di copertura dei ghiacci nel Mare di Ross Occidentale, associato con un considerevole aumento della biomassa e variazione della struttura in taglia del fitoplancton, osservato negli ultimi anni, potrebbe avere un profondo impatto sulla struttura trofica dell'intero ecosistema (alterazione nella taglia degli erbivori, cambiamento nella dieta dei pinguini, etc). Inoltre, a Baia Terra Nova, all'inizio dell'estate, sono state osservate fioriture anomale di P. antartica in forma coloniale con potenziale effetto sui processi di drawdown della CO2.
In particolare, la Dott.ssa Mangoni affronta nella sua presentazione i meccanismi che modulano la distribuzione della comunità fitoplanctonica (in termini di biomassa, struttura dimensionale, gruppi funzionali) e la loro fotofisiologia in differenti contesti ecologici del Mare di Ross, in differenti anni. Gli studi sono stati effettuati nell'ambito del Programma di Ricerca in Antartide, in cui la Dott.ssa Mangoni è coinvolta dal 1994 a tutt'oggi.

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19 giu. 2018 - Rosario Mosello, Massimo Carcione e Laura Puppieni

20180619 Seminario Mosello

Le prime fasi dell'inquinamento del Lago d'Orta da documenti dell'archivio storico del CNR ISE e dal portale "I giornali del Piemonte"

Presentano: Rosario Mosello, Massimo Carcione e Laura Puppieni

C.N.R. Istituto per lo Studio degli Ecosistemi, Verbania Pallanza
Regione Piemonte, Direzione promozione cultura, beni librari e archivistici

Saranno esposti i temi principali considerati in una ricerca su "L'inquinamento ed il risanamento del Lago d'Orta", svolta con il contributo della Direzione Promozione Cultura della Regione Piemonte nella seconda metà del 2017. La ricerca si è avvalsa di articoli sul tema pubblicati a partire dal 1926, reperiti dal portale "I Giornali del Piemonte", curato dalla Regione Piemonte e dal Consiglio Regionale del Piemonte, di lavori scientifici tratti dalla biblioteca del CNR ISE e di materiale inedito presente nell'archivio storico del CNR ISE, attualmente in via di sistemazione e digitalizzazione, con il supporto della Fondazione CRT di Torino. Dopo avere esposto i principali risultati conseguiti, sarà esaminata in maggiore dettaglio la prima fase dell'inquinamento del lago (1926-1945), evidenziando dalla stampa dell'epoca i partiti a favore e contrari all'insediamento Bemberg e le reazioni alle prime evidenze del grave inquinamento delle acque, sino alla pubblicazione della prof.ssa Rina Monti (1930), che ne identifica la causa negli scarichi della ditta Bemberg. All'inizio delle attività dell'Istituto Italiano di Idrobiologia (1938), il Prefetto di Novara incarica il direttore, prof. Edgardo Baldi, di interagire con la direzione e i tecnici della Bemberg per risolvere il problema dell'inquinamento del lago. Inizia così una collaborazione volta a restituire al lago il patrimonio ittico scomparso, tentativo che, seppur correttamente impostato dal punto di vista idrobiologico, non andrà a buon fine per il persistere e l'intensificarsi degli scarichi industriali. Dalla documentazione emerge inoltre l'attività di un perito di parte incaricato dalla ditta, il prof. Hans Bachmann di Lucerna, che effettua interessanti rilievi limnologici prima dell'inizio degli scarichi e, dopo alcuni mesi, non può che documentare gli effetti nefasti sul biota lacustre. Si accenna inoltre al tentativo della ditta Bemberg di avere la prof. Rina Monti come consulente, in considerazione della maggiore presa sulle autorità e sul pubblico di un esperto italiano piuttosto che straniero. Monti declina l'offerta e prosegue i suoi studi, pubblicati poco dopo negli atti della Regia Accademia Lombarda di scienze e lettere.

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