14 Mar. 2017 - Elena Piano

20170314 Seminario Piano

La biodiversità in città: un modello per lo studio di dinamiche ecologiche

Presenta: Elena Piano

Università di Torino

Il disturbo antropico è responsabile di un forte impatto sulle comunità biologiche, con conseguenti alterazioni della biodiversità. In questo contesto, saranno presentati due casi studio realizzati nell'ambito di SPEEDY, un progetto sviluppato in Belgio che riguarda lo studio della biodiversità negli ambienti urbani come modello per indagare le dinamiche ecologiche ed evoluzionistiche. In particolare, sarà presentato come l'urbanizzazione influisca negativamente sulla biodiversità di organismi sia acquatici sia terrestri e come eserciti una forte pressione selettiva sulle comunità di organismi viventi utilizzando i coleotteri carabidi come gruppo modello.

L'evento, svolto in co-organizzazione con l'Ordine degli Ingegneri del Verbano Cusio Ossola, avrà la durata di un'ora e agli Ingegneri che parteciperanno sarà riconosciuto un Credito Formativo (come Convegno).

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28 Feb. 2017 - Emilio Padoa Schioppa

20170228 Seminario PadoaSchioppa

Monitoraggio degli habitat: una prospettiva europea

Presenta: Emilio Padoa-Schioppa

Università di Milano Bicocca

Monitorare gli habitat è alla base delle politiche di gestione dell'ambiente, secondo quanto indicano alcune direttive europee (i.e. direttiva Habitat) e numerose convenzioni internazionali. Al fine di avere un quadro coerente è necessario promuovere un approccio integrato, che tenga conto delle diverse tradizioni che in circa un secolo si sono sviluppate in Europa per riconoscere e classificare gli habitat. Il seminario riferisce i risultati di due progetti di ricerca (BIOHAB e BIOSOS) che hanno sviluppato un sistema per avviare un monitoraggio di habitat coerente e consistente nel continente europeo, utilizzando tecniche di rilievo in campo e di telerilevamento ed esportabile anche in altre aree del mondo.

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15 Feb. 2017 - Ana Margarita Silva Benavides

20170214 Seminario SilvaBenavides

Mangroves and their link to local communities in Costa Rica

Presenta: Ana Margarita Silva Benavides

Escuela de Biología - Universidad de Costa Rica

Costa Rica has an estimated mangrove area of 412 km2. The Pacific coast is longer and has a more complex geomorphology than the Caribbean. It includes many estuaries, gulfs and embayments that provide optimal habitats for mangrove development. Ninety-nine percent of the total mangrove forest of Costa Rica is found on the Pacific coast. This coast supports the highest diversity and greatest structural complexity of mangrove forests. On the North Pacific coast mangrove forests are less structured, with a canopy approximately 20 m height due to the long dry season and low rainfall. The Central Pacific coast shows a transition zone where the forests are better developed, with trees reaching 45 m in height as a result of the increase in precipitation and the reduction of the dry season in this zone. On the South Pacific coast, the mangroves present the most structurally developed mangroves, with trees reaching over 40 m in height, in response to the high precipitation of the zone and high levels of freshwater input throughout the year. The mangrove forest from the Caribbean coast is reduced to the south, with Rhizophora racemosa as a dominant species.
The mangroves, besides the ecological importance, represent a model for natural resource management. A socio-biological research of different mangroves in Costa Rica was the ground to setting initial goals and to identify the mangrove biological situation. The participation of the local organization was a key factor for developing the model. Constant monitoring and institutional networks were the other two factors that the model proposes to manage natural resources. The constant professional support was a tool to facilitate the accomplishment of goals and to establish an institutional network to hold up the local group initiatives for collaborative management.

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07 Feb. 2017 - Giuseppe Bogliani

20170207 Seminario Bogliani

Le risaie sono ancora dei surrogati delle zone umide?

Presenta: Giuseppe Bogliani

Università di Pavia

Le risaie della Pianura Padana hanno surrogato per 500 anni le zone umide per diverse funzioni ecosistemiche. Dalla fine del XX Secolo i mutamenti delle tecniche di coltivazione e soprattutto del regime di sommersione hanno determinato dei cambiamenti rilevanti dell'ambiente risicolo, che è ora meno idoneo a ospitare organismi acquatici. Che conseguenze ha avuto tutto ciò? È possibile rimediare almeno in parte con accorgimenti agronomici? Le ricerche svolte presso l'Università di Pavia negli scorsi decenni hanno fornito un quadro di conoscenze articolato, del quale si darà conto nel seminario.

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31 Gen. 2017 - Stefano Mammola e Marco Isaia

20170131 Seminario Mammola-Isaia

Organismi di grotta come modelli per studi ecologici e biogeografici: il caso dei ragni Pimoa e Troglohyphantes

Presentano: Stefano Mammola e Marco Isaia

Università di Torino

Nel corso del seminario verranno presentati due casi di studio sviluppati durante il progetto CAVELAB, un progetto di ricerca multidisciplinare incentrato sull'ecologia degli ambienti sotterranei, nell'ambito dei quali sono stati impiegati due generi di ragni di grotta come modelli per studiare le vicende biogeografiche alpine alla base della speciazione, le dinamiche di interazione tra predatori all'apice della rete trofica, e le potenziali risposte di adattamento degli organismi cavernicoli ai cambiamenti climatici.

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